lunedì 30 novembre 2009

Aderire a Sinistra e Libertà solo così un intero popolo diventerà erede di Vendola !


Il mio erede? Eccolo qui, è lui». Così Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia alzando in aria il figlioletto dell’assessore alle Risorse agroalimentari, Dario Stefano, dietro le quinte della Città del Libro, ieri a Campi salentina. L’erede, nell’immagine che il governatore ha voluto lasciare ad una ventina di testimoni, è la Puglia del futuro, la Puglia dei giovani, la Puglia dei puri.
Noi, giovani e adulti, noi popolo della Sinistra che in questi giorni stiamo costruendo dal basso questa nuova rappresentanza politica per l'Italia ci sentiamo pronti a sostenere con forza la candidatura di Nichi Vendola perchè ci sentiamo eredi di una politica utile ed onesta fatta per il futuro, per i giovani, per tutti coloro che hanno bisogno di vedersi rappresentati nelle istituzioni il proprio diritto al lavoro, allo studio, alla salute, all'acqua e alle risorse naturali, alla sicurezza e alla qualità della vita e tanto altro ancora.
Aderire a Sinistra, ecologia e Libertà significa dare futuro alla nuova sinistra Italia, erede leggitima di Nichi Vendola!
Aderite ora! by Paolo Schino

domenica 29 novembre 2009

Berlusconi vorrebbe strozzare gli autori della "Piovra", gli risponde Saviano


"Raccontare le contraddizioni significa amare il proprio paese e non
diffamarlo. Scrivere significa resistere e tentare di dare gli strumenti per
cambiare. Dopo questa dichiarazione il mio pensiero va alle famiglie di
chi è morto per scrivere di mafia. Immagino oggi il loro dolore. Per quanto
mi riguarda continuerò a scrivere di poteri criminali. Continuerò a
scrivere senza omertà di mafie. Dimostriamo che noi siamo l'italia di
Falcone non della mafia."
Roberto Saviano

Regionali Puglia: Dichiarazione di Claudio Fava (SeL)


Ci auguriamo che nel Pd prevalga il buon senso. Pretendere di andare al voto in Puglia con un candidato diverso da quello naturale senza nemmeno passare dalle primarie, sarebbe un gesto di arroganza intollerabile. Che porterebbe SL a rivedere in tutte le regioni l'opportunità di un'alleanza elettorale con il Pd.
Lo afferma Claudio Fava del coordinamento nazionale di Sinistra Ecologia Libertà.
Il bilancio di questi cinque anni - prosegue Fava - indica Vendola come uno dei migliori presidenti di regione.
Se Bersani - conclude l'esponente di SL - non vuole sostenere la sua candidatura spieghi perché e sottoponga il suo candidato al legittimo confronto con le primarie.
Ogni altra proposta sarebbe irricevibile.

Crisi Natuzzi e del mobile arredo: nuove prospettive


Giovedì 26 novembre. Santeramo in colle
“Può il lavoro ridursi a merce”? Cosa dire a tutti i lavoratori della Natuzzi, e non solo a loro, presenti all’incontro. Quali saranno gli sviluppi futuri e le iniziative che le Istituzioni, le associazioni categoria e organizzazioni sindacali decideranno di prendere per rilanciare l’economia di un’intera area.
Punto di partenza è lavorare tutti insieme all’interno del Distretto produttivo pugliese del mobile arredo.
Questo nuovo approccio condiviso comporterebbe la presa in carico di tutta la situazione del settore mobile arredo, di cui il salotto è una componente e di cui Natuzzi è uno dei tanti imprenditori. La nascita del distretto produttivo del mobile arredo è stata voluta dalla Giunta Vendola con la legge regionale del 2007, come ha riferito il prof. Capriati consulente economico della presidenza della Regione. Con questa legge si riusciti a mettere in insieme tutti coloro che si occupano di mobile arredo, creando un nuovo legame di partnership tra imprenditori, enti, Università e lavoratori.
La svolta da eseguire è nell’ investire in ricerca e innovazione del prodotto e del processo, per fare questo la Majellaro, rappresentante della Confindustria e del Distretto del mobile arredo, ha voluto ribadire l’importanza dei progetti presentati alla regione Puglia affinché si possa avviare ad un nuovo ciclo per l’intero comparto, non solo del salotto.
Ma Natuzzi e i posti di lavoro? Questo problema, che finalmente sembra aver trovato la giusta cornice in cui essere inquadrato con la nascita del Distretto del mobile arredo, deve essere affrontato con i vertici dell’azienda che, purtroppo, è sempre chiusa nel suo recinto di richieste di aiuti senza un vero piano industriale. La Regione, ha spiegato il consigliere regionale di Sinistra e libertà M. Ventricelli, è pronta ad intervenire ma dalla Natuzzi deve giungere una proposta di rilancio degli stabilimenti con il mantenimento dei livelli occupazionali, difficilmente la Regione potrà finanziare accordi di programma che prevedono licenziamenti. Il consigliere Vetricelli ha voluto poi fare una riflessione sui danni provocati dal ritardo dell’istituzione dei distretti produttivi, la legge regionale del 2007 è stata una vittoria sudata dal centrosinistra perché le passate legislature regionali si sono sempre opposte a questo sistema di legame tra le imprese. Oggi stiamo pagando i ritardi causati da chi ha voluto avere rapporti diretti con i vari “Natuzzi” senza far prevalere le ragione e i diritti del territorio al quale bisogna ora restituire dignità con un doveroso risarcimento fatto di nuove opportunità di lavoro.
Le proposte emerse dal dibattito possono avere un seguito, ciascun tra i rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni degli imprenditori e sindacali ha preso coscienza del proprio livello di responsabilità, importanza e ruolo nella vicenda, ora ci si aspetta la collegialità delle scelte per essere più rapidi nel risolvere questa grave situazione.

sabato 28 novembre 2009




“RU486, è aggressione alle donne” di Marisa Nicchi
venerdì 27 novembre 2009 12:10 - di Marisa Nicchi - Categorie: Vetrina
Dopo che l’Agenzia italiana per il farmaco, Aifa, ha autorizzato la commercializzazione della Ru486 in Italia, a seguito di una scrupolosa procedura di merito avvenuta nel fuoco di una polemica ventennale, una maggioranza parlamentare interviene per bloccarla. La commissione Sanità del Senato ha approvato il documento finale dell’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva RU486 presentato in cui si chiede di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola abortiva in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la RU486.
E’ bene chiarire di che cosa stiamo parlando. Come negli altri Paesi, anche da noi la scelta della Ru486 non cancella la necessità della certificazione firmata dalla donna e dal medico e il ricorso all’ ospedale pubblico o convenzionato, nel nostro paese obbligatorio per legge. Non è messo in discussione l’iter previsto dalla legge 194 che regolamenta l’aborto in Italia. Anzi, la metodica non chirurgica per abortire richiede una procedura più stringente perché la RU 486, che è costituita da più pillole che vanno assunte a distanza di due giorni le une dalle altre deve essere somministrata entro la settima settimana di gravidanza. Già, l’uso del farmaco è sperimentato in alcuni ospedali di più regioni italiane con diverse modalità. Ciò che è sicuro è che non si potrà comprare la Ru486 in farmacia e decidere un’interruzione di gravidanza “fai da te” come alcuni sostengono. In tutti i paesi che l’hanno introdotta è previsto il rigoroso controllo medico e ospedaliero. L’aborto farmacologico non può assolutamente prevedere il fai da te perché dopo l’assunzione del farmaco si possono avere conseguenze per la salute della donna.
Come è possibile accusare la donna che sceglie questo percorso con la Ru486 di leggerezza di fronte al problema di una gravidanza indesiderata? La Ru486 è una metodica che seppure venga preferita dalle donne per non subire un intervento chirurgico, non risparmia loro la sofferenza di vivere il proprio aborto fino in fondo, senza “l’assenza” dell’anestesia. Siamo all’ennesima battaglia per colpevolizzare le donne e spaventare l’opinione pubblica sulla pericolosità dell’aborto farmacologico. E se non esistono farmaci senza effetti collaterali, è anche vero che tutti gli studi internazionali confermano che la Ru486 è meno pericolosa dell’intervento che richiede l’aborto chirurgico. Ciò è evidente in molti paesi che l’hanno adottata, ma è una scelta che alle donne italiane è negata.

giovedì 26 novembre 2009

Adesso dipende solo da noi

Duole che il Partito socialista abbia deciso di abbandonare (temporaneamente, speriamo) il progetto di Sinistra, Ecologia e Libertà e di andare con il proprio simbolo e con proprie liste alle regionali di marzo. Duole e c’interroga tutti: ma non sarà una ragione per mettere da parte il progetto nel quale siamo tutti impegnati. Per un motivo elementare: quel progetto non è più solo nostro, appartiene a un milione di donne e uomini che ci hanno votato alle europee, alle migliaia di amici che ci hanno offerto la loro adesione, alle compagne e ai compagni che hanno aperto in questi mesi circoli di Sinistra, Ecologia e Libertà in tutto il paese. Dico di più, questo progetto appartiene all’Italia, a un paese orfano di buona politica, all’urgenza di rimettere in campo una nuova sinistra italiana.
Certo, ai soci fondatori, ai partiti e alle forze politiche che hanno promosso Sinistra e Libertà appartiene – nelle forme di un rogito notarile – la disponibilità di un simbolo. Ma qui non di simboli si parla bensì di un’idea, di un progetto che potrà darsi forme e segni diversi ma che resta la ragione civile e culturale della nostra sfida. Dispiace che i socialisti abbiano scelto un’altra strada, e che il nuovo gruppo dirigente dei Verdi sia impegnato a ricostruire il perimetro della propria identità. Dispiace, ma qui è d’altro che parliamo. E sarebbe ingenuo confondere lo spirito di una missione politica con i segni grafici che lo raccontano.
Il progetto di Sinistra, Ecologia e Libertà non solo non è morto, come annunciano talune prefiche, ma ha in sé ancor più ragioni e urgenza per guardare avanti. L’unica cosa che è nella nostra disponibilità è dichiararci inadeguati a questo progetto. Farci da parte. Aspettare che altri raccolgano questa sfida. Ma nessuno, ripeto: nessuno ha il diritto di ammainare una bandiera che appartiene ormai alla coscienza del paese e alla militanza di migliaia di donne e uomini che, sotto questa bandiera, hanno ritrovato le ragioni della propria passione politica.
Per quanto mi riguarda, per quanto riguarda le compagne e i compagni di Sinistra Democratica, noi andiamo avanti. Senza scorciatoie politiciste. Senza puntare all’invenzione di piccoli partiti di testimonianza. Senza cercare rifugio in una sinistra residuale, antagonista, minima. Andiamo avanti per rilanciare il progetto originario e per fare dell’assemblea nazionale del 19 e del 20 dicembre anzitutto un’occasione per produrre democrazia, partecipazione e politica. Sarà quello il momento per offrire al paese il nostro punto di vista e la nostra proposta. Se riusciremo a ricondurre Sinistra, Ecologia e Libertà sul terreno della politica, come stiamo facendo in questi giorni (l’adesione – con nostri contenuti . alla manifestazione del 5 dicembre, la collaborazione avviata con il Forum dell’acqua, il sostegno alla vertenza della Cgil università per l’11 dicembre…), non ci sarà defezione che potrà togliere forza a questo percorso. Se poi qualcuno vorrà fermarsi o tornare indietro, se preferirà cercare facili approdi in altri porti, lo faccia. Ma sarà una scelta sua, e basta. Perché Sinistra, Ecologia e Libertà va avanti.
Claudio Fava