sabato 28 novembre 2009




“RU486, è aggressione alle donne” di Marisa Nicchi
venerdì 27 novembre 2009 12:10 - di Marisa Nicchi - Categorie: Vetrina
Dopo che l’Agenzia italiana per il farmaco, Aifa, ha autorizzato la commercializzazione della Ru486 in Italia, a seguito di una scrupolosa procedura di merito avvenuta nel fuoco di una polemica ventennale, una maggioranza parlamentare interviene per bloccarla. La commissione Sanità del Senato ha approvato il documento finale dell’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva RU486 presentato in cui si chiede di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola abortiva in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la RU486.
E’ bene chiarire di che cosa stiamo parlando. Come negli altri Paesi, anche da noi la scelta della Ru486 non cancella la necessità della certificazione firmata dalla donna e dal medico e il ricorso all’ ospedale pubblico o convenzionato, nel nostro paese obbligatorio per legge. Non è messo in discussione l’iter previsto dalla legge 194 che regolamenta l’aborto in Italia. Anzi, la metodica non chirurgica per abortire richiede una procedura più stringente perché la RU 486, che è costituita da più pillole che vanno assunte a distanza di due giorni le une dalle altre deve essere somministrata entro la settima settimana di gravidanza. Già, l’uso del farmaco è sperimentato in alcuni ospedali di più regioni italiane con diverse modalità. Ciò che è sicuro è che non si potrà comprare la Ru486 in farmacia e decidere un’interruzione di gravidanza “fai da te” come alcuni sostengono. In tutti i paesi che l’hanno introdotta è previsto il rigoroso controllo medico e ospedaliero. L’aborto farmacologico non può assolutamente prevedere il fai da te perché dopo l’assunzione del farmaco si possono avere conseguenze per la salute della donna.
Come è possibile accusare la donna che sceglie questo percorso con la Ru486 di leggerezza di fronte al problema di una gravidanza indesiderata? La Ru486 è una metodica che seppure venga preferita dalle donne per non subire un intervento chirurgico, non risparmia loro la sofferenza di vivere il proprio aborto fino in fondo, senza “l’assenza” dell’anestesia. Siamo all’ennesima battaglia per colpevolizzare le donne e spaventare l’opinione pubblica sulla pericolosità dell’aborto farmacologico. E se non esistono farmaci senza effetti collaterali, è anche vero che tutti gli studi internazionali confermano che la Ru486 è meno pericolosa dell’intervento che richiede l’aborto chirurgico. Ciò è evidente in molti paesi che l’hanno adottata, ma è una scelta che alle donne italiane è negata.

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